Ettore Majorana ritrovato a Buenos Aires

La misteriosa scomparsa

Lo scienziato italiano allievo di Enrico Fermi non si sarebbe ucciso nel 1938. Documenti inediti raccolti in volume ne testimoniano la presenza in Argentina.

Domenica 27 marzo 1938 Ettore Majorana, brillante scienziato del “gruppo di Roma” che faceva capo a Enrico Fermi, professore a soli 31 anni di Fisica Teorica «per l’alta fama di singolare perizia», lascia l’albergo di Palermo dove ha trascorso gli ultimi due giorni, dopo aver lasciato misteriosamente Napoli (sede della sua cattedra universitaria).

Ha prenotato una cuccetta sul postale che dovrebbe riportarlo nella città campana. Questa è l’ultima certezza che abbiamo: di lui, infatti, si perdono le tracce. Nei giorni precedenti la “fuga”, Majorana aveva scritto alcune lettere a parenti e colleghi lasciando intendere di volersi uccidere. Ma del suo corpo non è mai stata trovata traccia; anzi, gli indizi della sua presenza – a Napoli, in Sicilia, in Sudamerica – hanno preso a moltiplicarsi. È un giallo che non finisce di appassionare.

Erasmo Recami, docente di Fisica e struttura della materia e storico della scienza, è uno dei più tenaci segugi delle vicende legate alla misteriosa sparizione. Lo stesso Sciascia si era basato su documenti scovati da Recami per il suo fortunato “La scomparsa di Majorana” che nel 1975 riaccese la curiosità attorno alla vicenda dello scienziato. Oggi Recami pubblica il risultato delle sue investigazioni, durate decenni nel libro “Il caso Majorana. Epistolario, documenti, testimonianze” (Di Renzo Editore).

Recami ha studiato a fondo la storia personale del fisico, quella della famiglia catanese, da cui proveniva, come pure l’ambiente dell’Institut für Theoretische Physik di Lipsia, dove Majorana era andato a studiare sotto la guida di Werner Heisenberg, e dell’Istituto Fisico della regia università di Roma, in via Panisperna, sede del famoso gruppo di fisici voluto da Orso Maria Corbino e guidato da Enrico Fermi (con Majorana c’erano Rasetti, Amaldi, Segré, Pontecorvo e il chimico D’Agostino). Ricostruisce i giorni precedenti alla scomparsa nel nulla e le ricerche svolte immediatamente dopo in alcuni conventi napoletani dove il fisico avrebbe probabilmente trovato rifugio.

Ma il libro di Recami tenta soprattutto di dare una risposta definitiva al mistero. E sostiene che lo scienziato organizzò una fuga in Sudamerica, in Argentina, e visse a Buenos Aires senza cambiare nome ne identità. Era là, bastava cercarlo.

La “pista argentina” del caso Majorana prende le mosse da un articolo apparso sul settimanale Oggi l’8 ottobre 1978; cioè tre anni dopo l’uscita del libro di Sciascia, quando ormai l’interesse per il mistero di Majorana riaperto dal libro di Sciascia si era di nuovo attenuato. E l’articolo in questione, di Giulio Gullace, corrispondente da New York, passa nella generale indifferenza.

Che cosa diceva? Riportava la testimonianza del professor Carlos Rivera, dell’istituto di fisica dell’università cattolica di Santiago del Cile, che raccontava di aver conosciuto a Buenos Aires una donna il cui figlio, laureando in ingegneria, sosteneva di essere amico di un italiano, un certo Ettore Majorana. Questo Majorana affermava di aver lavorato con Enrico Fermi e di aver lasciato l’Italia proprio in seguito a contrasto con lui. Fermi, spiegava l’ingegnere argentino, era un “tipo difficile” e Majorana gli rimproverava «l’impegno nella costruzione della bomba atomica».

Il professor Rivera non riesce a incontrare questo misterioso individuo che dice di essere il fisico scomparso: il giorno dopo il colloquio con la donna e suo figlio deve partire per l’Europa. Passano quattro anni quando ritorna a Buenos Aires, ma una sorpresa lo attende: la porta di casa della madre dell’ingegnere è sprangata; i vicini si limitano a dire che i due sono “scomparsi”. Con tutta probabilità, due desaparacidos vittime della polizia peronista.

Altro salto di tempo, altra visita del fisico cileno nella capitale argentina: e qui, nel 1960, mentre prende appunti su un tovagliolo di carta a un tavolo dell’Hotel Continental, un cameriere, colpito da quel gesto, gli dice di conoscere un’altra persona che ha l’abitudine di scribacchiare su pezzi di carta. Si chiama Ettore Majorana ed è un fisico molto importante fuggito dall’Italia. A volte passa all’Hotel per bere un caffè. È tutto quello che il cameriere sa. Quanto all’abitudine di scrivere su pezzi di carta di fortuna, Edoardo Amaldi ricorda l’abitudine che aveva Majorana, gran fumatore, di annotare formule su pacchetti di sigarette.

Recami, letto l’articolo di Oggi, contatta Rivera, che conferma tutto, ma non sa fornire prove. Recami riesce a risalire agli scienziati israeliani che hanno raccontato al giornalista di Oggi la straordinaria storia del cileno. Ma la pista dopo l’iniziale successo sembra svanire. Nel frattempo, le tracce dello scienziato catanese erano riaffiorate in un altro contesto. Nel 1974, a Taormina, Blanca de Mora, vedova dello scrittore guatemalteco Asturias, stupisce gli amici italiani che discutono del “mistero” di Majorana rivelando:

«Ma come vi ponete ancora dei problemi su Ettore Majorana? A Buenos Aires lo conoscevamo in tanti: fino a che vi ho vissuto, lo incontravo a volte in casa delle sorelle Manzoni, discendenti del grande romanziere».

Recami ricomincia la ricerca. Purtroppo Eleonora Cometta-Manzoni, matematica e amica di Majorana, all’epoca (siamo nel 1980) era già morta. Recami riesce a contattare la sorella Lilò Cometta Manzoni de Herrera, professoressa di lettera Caracas, che però dice di non ricordare ci fosse un Majorana tra le conoscenze di Eleonora. D’altra parte lei, insegnante di letteratura, non era poi molto interessata alle conoscenze della sorella nel mondo scientifico.

Ci sono altri indizi della presenza di Majorana in Argentina. Molti, ma non definitivi. Ci sono anche dubbi sulla testimonianza di Rivera: nel ’38, quando si perdono le tracce di Majorana, il coinvolgimento di Fermi negli studi bellici era ancora lontano. Quanto ai rapporti tra i due grandi fisici, Recami riporta la frase di Fermi secondo cui Majorana faceva parte del novero dei geni della fisica, assieme a Newton e Galilei:«Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha.». Però aggiungeva:«Sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso».

Fin qui, giallo. Ma Recami disegna nelle sue pagine un ritratto completo di Majorana. Dalle lettere, dai documenti e dalle testimonianze emerge il senso dell’umorismo di Majorana, come quando descrive ai suoi familiari Niels Bohr come «il maggior ispiratore della fisica moderna, ora un po’ invecchiato e sensibilmente rimbambito». Ma poi, una volta conosciuto il premio Nobel per la fisica del ’22, corregge il tiro:«Bohr è un bonaccione; gli piace che io parli il tedesco peggio di lui…».

Recami non tralascia di spulciare l’album di famiglia di Majorana. E traccia la singolare vicenda dello zio Angelo, ministro di Giolitti, dottore in legge a 16 anni. Una vita che ha non pochi punti in comune con quella del nipote scienziato:«Egli brilla precocissimo, ma presto si spegne. E la parabola della sua vita lascia pensoso, quando la si paragoni – per quanto ne sappiamo – a quella di Ettore». Ricorda anche lo zio, Quirino, uno dei più famosi fisici sperimentali italiani del primo Novecento, noto anche per aver tentato di confutare la teoria della relatività di Einstein.
E poi l’atmosfera opprimente della famiglia, la necessità affrancarsi dalla figura della madre. Tutto ciò fa concludere a Recami in favore della fuga, come il Mattia Pascal di Pirandello, autore per il quale Majorana aveva un vivo interesse: «Tutto il nostro esame mostra come allontanarsi di Ettore sia una fuga dal proprio “pupo” pirandelliano: da tutto un ambiente. Il suo spirito sensibilissimo già soffre per le proprie difficoltà di contatto umano; il suo rigore ipercritico e la sua timidezza gli pongono già tanti vincoli».

“Libero”, venerdì 26 gennaio 2001, pag. 18, Cultura – Giovanni Longoni

Be the first to comment on "Ettore Majorana ritrovato a Buenos Aires"

Leave a comment