Le leggi islamiche

Leggi islamiche

Lo storico ed esperto di politica orientale Sadik al-azm è siriano e proviene da una famiglia delle più illustri nel mondo arabo; ha vissuto in mezzo mondo e pubblicato numerosi saggi che in Italia non sono mai comparsi. La notorietà gli è comunque arrivata quando si è espresso in favore dello scrittore Salman Rushdie, il romanziere musulmano che coi suoi “Versetti satanici” ha apparentemente criticato il Corano e che per questo è stato condannato a morte dai fondamentalisti islamici (all’epoca l’ayatollah Khomeini).

Il pensiero di base di questo complesso scritto sull’illuminismo islamico è che la cultura occidentale (ed ancor prima quella giudaico-cristiana) ha influenzato moltissimo (se non addirittura plasmato) il pensiero islamico; è alla luce di questo parallelismo che le differenze si esaltano e in particolare la “barbarie” delle leggi islamiche è insopportabile per gli occidentali.

Secondo l’autore il lento declino del brillante mondo islamico (arabo e turco), iniziato nel XVII Secolo, subì un’accelerazione inarrestabile con la conquista dell’Egitto da parte di Napoleone Bonaparte. Tutta la fragilità dell’infrastruttura sociale, l’arretratezza economica e la cristallizzazione culturale emersero all’improvviso; il crollo della potenza turca nella I Guerra Mondiale e la rinascita di un pensiero scientifico-razionale partita dall’Egitto liberato dalla colonizzazione britannica nel 1919 sembravano poter avvicinare occidente e mondo islamico.

Paradossalmente (almeno in apparenza) la crescita inarrestabile del fondamentalismo (paragonato alla “controriforma” europea) fu proprio alimentata dalla modernizzazione degli stati del medio oriente a favore di modelli laici (non guidati dalla sharia, la legge islamica).

Per Al-Azm il fondamentalismo islamico rappresenta quindi un atteggiamento di reazione alla modernità come lo fu quello della Chiesa cattolica verso il modernismo del XIX secolo, o ancor più evidente nel mondo protestante con le molte sette americane (in particolare i “dominionisti” con la concezione assoluta del primato della sovranità di Dio, letteralmente identico al concetto fondamentalista islamico del kimhaiyyah -dominio- di Allah).

Gli esempi di questa similitudine non mancano (le minacce verso di Galileo Galilei, l’esecuzione di Giordano Bruno, la proibizione negli USA e in Gran Bretagna di romanzi come “L’amante di lady Chatterley” o “Tropico del cancro”…), è qui che mi è sembrato strano non trovare accenni ad un parallelismo (per me piuttosto evidente) tra il medioevo europeo e quello che, con 600 anni di distanza (quelli che separano Cristo da Maometto) penso sia il “medioevo islamico”.

Notando che la stesura del saggio è precedente alla fatidica data dell’ 11 Settembre 2001 , è evidente la mancanza di riferimenti alla escalation di capacità della jihad fuori dai confini del mondo arabo, capacità che dopo qualche anno sembra sia stata solo un episodio (e questo a vantaggio di chi pensa che le torri gemelle le abbiano buttate giù gli americani).

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