La centesima pagina - Sante Di Renzo Stampa E-mail
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Scritto da Gabriele Di Giammarino   
Martedì 20 Gennaio 2009 14:45

La centesima pagina di Sante Di Renzo è un libro che dà la ragione di un itinerario intellettuale prima che professionale, segnato non da fredde considerazioni tecniche, ma da una passione conoscitiva che ha convinto questo autore-editore ad indagare sui nodi centrali della più viva cultura contemporanea e sulle motivazioni di quanti hanno intrapreso, spesso con successi consacrati da premi Nobel o da riconoscimenti ufficiali, percorsi nuovi, fecondi studi e stimolanti indagini. La sua collana I Dialoghi, un’organica serie di agevoli volumi nati appunto dalle interviste personali dell’Autore con i grandi protagonisti della moderna cultura umanistica e scientifica, fiancheggia altre collane (Arcobaleno, Università, Psiche, Teatro, Narrativa, Scuola, Arte e Guide, Sanità e Normativa, Periodici), ma è quella che maggiormente caratterizza un impegno editoriale di notevolissimo spessore. Nel panorama della cultura contemporanea questo libro ci fa comprendere, se mai ve ne fosse bisogno, come un editore, per essere in sintonia con gli indirizzi dei tempi e le richieste dei lettori, non può limitarsi alla pura e nuda funzione dello stampatore, ma deve essere e dimostrarsi capace di operare scelte con sensibilità, equilibrio, cognizione di causa. E – aggiungerei – con una buona dose di audacia, considerando la situazione generale. Il discorso sui tempi e sui lettori ci porterebbe molto lontano, perciò è sconsigliabile persino aprirlo semplicemente; d’altro canto non è possibile tacere che, se già dal lontano 1976 Giulia Barone e Armando Petrucci nel succinto e interessante libro Primo: non leggere tracciavano un quadro tutt’altro che lusinghiero dello stato attuale delle cose, si deve purtroppo riconoscere che nei trentadue anni successivi non si sono registrati grandi progressi in merito. Anzi!...

In Italia – scrivevano non più di due anni fa Tullio De Mauro e Saverio Avveduto nella Relazione al ministro Fioroni - : “(…) oltre il 66% della popolazione, pari a 36 milioni di unità, è oggi privo delle conoscenze minime di base per vivere consapevolmente e produrre efficacemente nel nostro tempo: sono italiani di fatto analfabeti o analfabeti di ritorno” (UNLA – UCSA, Rapporto di attività – Anno 2006, IPS edit., Roma, 2007). Queste preoccupanti circostanze frenano drasticamente le aspettative di eventuali exploit da conseguirsi con qualificate iniziative librarie, dal momento che sono ben pochi i lettori italiani che si collocano in posizioni poco dignitose nel quadro statistico comparativo con altre nazioni europee. Pertanto, essere oggi editore vuol dire compiere un atto quanto mai coraggioso, e lo è tanto più qualora si scelga una corsia preferenziale non in linea con certi gusti predominanti. Va premesso, tuttavia, che Di Renzo non intende essere né un “editore di nicchia” né un semplice divulgatore e, anche quando persegue intenti divulgativi, le sue scelte sono in ogni caso improntate armoniosamente sia al rigore tecnico sia all’inderogabile criterio che la forma espositiva della materia risulti sempre e comunque accessibile anche al pubblico dei “non addetti ai lavori”. Le materie della sua editoria spaziano dagli argomenti scientifici, particolarmente ampi, a quelli economici, dall’economia all’arte, dalla storiografia alla letteratura, dal documento filosofico, religioso o antropologico alle testimonianze biografiche di cattedratici e d’astronauti. Tutto questo in omaggio a una linea culturale orientata sul versante dell’attualità, ma consapevole che gli antecedenti delle conquiste moderne muovono dall’universalismo culturale umanistico all’enciclopedismo settecentesco, dalla disputa sulle “due culture”, accesasi nella seconda metà dello scorso secolo, alle aperture interdisciplinari dei nostri giorni. Ma perché si diventa editori? In questa scelta gioca senz’altro un ruolo basilare l’entusiasmo, anche se “riuscire a trasformare una passione in una professione è certamente un privilegio di pochi”. E a questa domanda che “apre” il libro l’Autore risponde specificando che si tratta di una scelta fatta per passione di lettore, “prima ancora che per spirito imprenditoriale”. Di tale natura è – o dovrebbe essere com’egli aggiunge con più che giustificata cautela – il tratto che accomuna ogni editore; ma in lui c’è qualcosa di più, e non si tratta di cosa di poco conto. Dire che il suo catalogo comprende i nomi più prestigiosi della cultura nazionale e internazionale è dire una sola parte di verità. Quello che maggiormente sorprende è il fatto che i suoi libri, per una esplicita presa di decisione, sono nati esclusivamente da contatti diretti, a quattr’occhi, con gli autori tra cui vanno annoverate non poche personalità insignite del premio Nobel. In particolare, la fortunata (la fortuna è, comunque, di molto inferiore ai meriti) collana I Dialoghi nasce appunto da queste acute e puntuali conversazioni, debitamente registrate. Nella pubblicazione è stato eliminato, per così dire, il fastidioso e cancelleresco “a domanda risponde” e in tal modo il dialogo ha assunto la forma di un’esposizione piana e lineare, anche nella complessità delle tematiche, che in ogni testo si svolgono partendo da una testimonianza autobiografica del personaggio intervistato e continuando con l’esposizione di argomenti specifici affrontati per linee diacroniche e sincroniche. L’incontro non avviene in base a schemi precostituiti, a pregiudiziali ideologiche, a progetti finalizzati, ma è posto in essere dal desiderio di “aprirsi al “diverso”, all’eventualità di un punto di vista nuovo, all’imprevisto e alle sue variabili. Significa rimettersi in gioco ogni volta, mostrare se stesso, mettere in campo tutte le proprie capacità intellettive, culturali, di sensibilità. Significa anche dichiararsi disposti al cambiamento”.

Questa lezione, a mio giudizio, non rientra semplicemente nelle forme della dialettica culturale, ma presenta una valenza etica, prima ancora che conoscitiva, di cui la polemica e rissosa società dei nostri giorni pare essersi dimenticata. Gli incontri dai quali sono nati I Dialoghi non avvengono, come si è detto, nel caso di autori stranieri per interposta persona o con la mediazione di traduttori e interpreti, bensì direttamente, in quanto Di Renzo non solo è brillantemente laureato in chimica e psicologia, ma è anche un eccellente conoscitore di lingue estere, Ha insomma il tratto dell’intellettuale moderno, privo però di pedanteschi settorialismi: per questa ragione la scienza, la storia, la filosofia, l’arte, l’economia, al di là dello spessore concettuale delle tematiche affrontate, divengono nei testi della collana come racconti avventurosi, avvincenti e vivaci agli occhi del cultore della materia e parimenti del profano. Un altro titolo di merito è nel fatto che l’Autore non concede nulla al coup de théatre proprio di pubblicazioni clamorose, anche nel caso di personalità di primo piano; e non meno meritevole è l’essere rimasto quanto mai estraneo alla squallida e purtroppo redditizia moda di pubblicare traballanti biografie o autobiografie di attricette, cantanti e calciatori o, peggio ancora, di qualche lacchè televisivo che s’impanca a distorcere vicende storiche e a tracciare agiografie di qualche indecoroso padrone politico. Per Di Renzo, invece, il successo in nessun caso fa aggio sulla dignità editoriale. I rapporti dell’Autore con i personaggi intervistati sono stati coronati molto spesso da successo ed hanno suscitato in lui non poche sorprese nel ricevere confessioni ricche di risvolti umani, di curiosità, di particolari interessanti. Con tutta sincerità egli ama sottolineare la sua gioia nel vedere sciolta la ritrosia d’intellettuali restìi a parlare di sé, immersi nel loro specifico lavoro, e perfino chiusi e solitari: il colloquio, insomma, è come un raggio di sole che occupa spazi interdetti al freddo rapporto accademico e avviva la conversazione. Forse questa è la parte più intrigante del suo libro che non presenta mai zone d’ombra o momenti di stanchezza, peraltro contraddistinto sia da un’assoluta sincerità, come quando si confessano gli insuccessi e le occasioni mancate (poche, in verità, e quasi sempre motivate da difficoltà oggettive) sia dalle più vive preoccupazioni socio-politiche del momento. Non è, infatti, senza significato il fatto che uno dei paragrafi conclusivi s’intitoli “Il futuro: i giovani e la globalizzazione”, il che dà al discorso una connotazione che trascende di molto la tentazione di pieghe settoriali o autobiografiche e spiega a un tempo il successo dei libri della collana presentati ai giovani dei nostri licei e degli istituti superiori. Chi scrive, avendo avuto il piacere di presentatore alcuni testi, può dare una testimonianza diretta del vivace interesse degli studenti che prendono volentieri e spontaneamente la parola alla fine della lezione, facendo domande a volte ingenue, ma più frequentemente pertinenti e molto stimolanti, che si rivelano frutto di letture non solo puntuali, ma anche entusiastiche. La centesima pagina riflette nel suggestivo titolo il numero cento dei libri pubblicati nella collana I Dialoghi e non risulta una riflessione limitata a quello che si è fatto e all’innegabile bravura con cui è stato fatto, ma si apre a prospettive intese, con una esplicita dichiarazione d’intenti da parte dell’Autore, a offrire un esempio di quanto sia opportuno per la nostra cultura marciare in sintonia con quanto avviene nel mondo, uscendo dall’angolo di un preoccupante provincialismo: “Ora come ora, se dovessi decidere che cosa farò nell’immediato futuro, (…) credo che opterei per una serie di testi dedicati agli scienziati cinesi e indiani, per capire dove vogliono andare, perché sono certo che saranno loro a dettare il futuro. Vorrei anche capire qualcosa di geografia urbana. Poi vorrei fare una collana con interviste ai sindaci di varie città del mondo, per capire e spiegare come si affronta il quotidiano di una grande metropoli. Anche questa è scienza, è cultura applicata alla realtà sociale, ai ritmi della vita”. In questo modo l’itinerario intellettuale dell’editore Sante Di Renzo ha seguito una linea in progressione, permettendo l’intreccio delle sue ansie conoscitive con quelle di tutti noi e in particolare del mondo giovanile. Ma non si tratta di un rivolgersi all’indietro, bensì alla presa di coscienza di ciò che si è fatto per meglio misurare il percorso futuro.

 
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