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Scritto da Eleonora
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Lunedì 04 Febbraio 2008 20:35 |
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Ma unni sinni ì pato? Questa volta Montalbano non centra, non è lui l'interessato della vicenda, anche perchè il fatto avviene molti anni prima. E' il Venerdì santo del 1890 e a Vigata scompare un certo Antonio Patò, direttore della sede locale della banca di Trinacria. Il giallo, se così possiamo definirlo è tra la commedia e il triller, ma la genialità di Camilleri dov'è? Il romanzo è una raccolta epistolare della polizia, carabinieri ritagli di giornale e lettere anonime. Infatti i capitoli non sono descrittivi ma iniziano subito come una raccolta di lettere e ritagli, e così per tutto il tempo che il romanzo va avanti. Si arriva addirittura alle scritte anonime sui muri. Ogni pagina è una sorpresa per un modo di scrivere molto originale. Il Venerdì santo a Vigata, si svolge la rappresentazione del Mortorio che culmina con l'impiccagione di Giuda. Quest'anno però va in scena un cambiamento e il Giuda (interpretato da Patò) non verrà impiccato ma sprofonderà all'inferno grazie ad una botola sul palcoscenico. Da quel momento del ragioniere Patò non si avranno più notizie. Si sospetta la mafia, la fuitina amorosa, la scomparsa con i soldi della banca. Un mistero portato fino alla fine e con questo modo di scrivere che all'inizio potrebbe anche sorprendere in maniera negativa, ma appena arrivano le lettere della questura centrale, vi dico che il libro vi sembrerà subito molto scorrevole e divertente.
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