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Gianluca Rampini è un'autore di grande spessore. Nato a Trieste, si appassiona ad arti e ad argomenti alquanto interessanti come l'Ufologia e comincia a scrivere articoli per riviste specializzate quali "Xtimes" e "Fenix" ma, allo stesso tempo, partecipa a Concorsi Letterari, scrive racconti, poesie e anche romanzi. La sua prima opera dal titolo "Le colpe del padre" (Giraldi Editore) è stata pubblicata nel 2010.
Intervisto Gianluca per permettere al pubblico di conoscerlo meglio e anche di incuriosirsi intorno alle numerose e appassionanti attività che lo riguardano.
Ciao Gianluca, grazie per aver accettato questa breve intervista. Vorrei cominciare col chiederti come nasce in te la passione per argomenti come l'Ufologia e cosa hai raccontato di interessante nelle riviste specializzate?
RISPOSTA: Innanzitutti ringrazio te per l’interessamento. La mia passione per l’ufologia si può ricondurre agli anni del Liceo. Quando non mi andava di andare a lezione mi rifugiavo in biblioteca e lì, oltre a leggere di storia e astronomia mi sono imbattuto in alcuni testi ufologici che hanno acceso la scintilla. Qualche anno dopo, nel 1994, i primi filmati Ufo mostrati in Tv in prima serata alla trasmissione “Misteri” di Lorenza Foschini hanno fatto il resto. Una volta che ho percepito l’esistenza di una frontiera sostanzialmente inesplorata, di un mistero che se scoperto avrebbe potuto, e potrebbe, cambiare la storia dell’umanità non ho potuto fare a meno di dedicarmi ad esso, di cercare di capirci qualcosa. Questo interesse si è concretizzato negli ultimi anni attraverso la collaborazione con riviste e siti che si occupano seriamente e professionalmente di questo argomento. Gli articoli che ho scritto non sono altro che la conseguenza delle mie ricerche, dei miei approfondimenti. Generalmente mi dedico a questioni insolite, anche se la parola insolite in questo campo ha inevitabilmente un’altra accezione, che risultano poco chiare, confuse e spesso inquinate da un bel po’ di disinformazione. Per fare qualche esempio ho scritto del supposto incontro tra il Presidente Heisenhower ed una delegazione extra-terrestre in una base militare americana, dei misteriosi avvenimenti che caratterizzano l’isola di Portorico o dell’enorme interesse di Nikola Tesla per gli extra-terrestri, con i quali per altro cercava di comunicare.
Hai scritto, quindi, molti articoli inerenti argomenti diversi, tra cui gli enigmi della storia. Ce ne puoi raccontare brevemente uno ... ?
RISPOSTA: Per quanto riguarda le incongruenze storico-archeologiche, la differenza cioè tra ciò che la scienza ufficiale ci racconta e le evidenze archeologiche, ho scritto ad esempio un articolo sulla Grande Piramide di Ghiza, quella del Faraone Cheope. Sebbene sia un argomento già sviscerato in migliaia di libri ed articoli non sono mai riuscito a trovare uno studio che affrontasse, in modo molto banale, la questione fondamentale di quanto tempo avrebbero dovuto metterci gli egiziani per costruirla basandosi sulla teoria ufficiale per la quale la piramide sarebbe stata costruita come tomba del Faraone Cheope, in massimo 22 anni, durata del suo regno. Quindi considerato che essa è composta da un numero di blocchi che oscilla tra i due e i quattro milioni, per farlo in 22 anni devono aver intagliato, trasportato e posato (con precisione millimetrica) un blocco ogni 5 minuti, senza mai fermarsi. Va ricordato che alcuni blocchi pesano fino ad ottanta tonnellate, quelli in granito sopra la camera del Re, e che provengono da una cava a molte decine di chilometri della piana di Giza. Nessuno al mondo potrebbe fare una cosa del genere nemmeno al giorno d’oggi. E ci sono siti archeologici nel mondo ancora più “impossibili”. A Baalbek, in Libano, tre blocchi che fanno parte della base del tempio romano (ma di origine ben più antica) pesano circa 450 tonnellate.
Inoltre, ti sei districato tra la stesura di racconti e poesie, facendoti conoscere ed apprezzare come autore di talento e di ampia cultura. Cosa preferisci scrivere maggiormente, cosa ti appassiona o ti ispira di più?
RISPOSTA: Le poesie sono una forma espressiva che appartiene più alla mia gioventù, erano una sfogo istintivo di emozioni e sentimenti propri di quel periodo. I racconti sono idee, istantanee di un qualcosa che non ha respiro sufficiente per diventare un romanzo ma che hanno diritto anch’essi di prendere posto su una pagina. In generale mi ispirano soprattutto i contrasti, le zone d’ombra del nostro mondo, tutte quelle cose a cui preferiamo non pensare. Con il “passare dei romanzi”, anche se ne ho scritti solo due per ora, mi sto evolvendo verso il thriller, in cui il protagonista non è tanto l’assassino ma il male che lo spinge. Quando avrò sfamato questa mia pulsione verso “il lato oscuro” di certo mi confronterò con la fantascienza che è l’altra mia vera passione letteraria. Herbert, K.Dick, Asimov e Koontz sono in questo caso i miei maestri.
Nel 2010 è arrivata la pubblicazione del tuo primo romanzo dal titolo "Le colpe del padre" (Giraldi Editore), cosa racconti in questo libro?
RISPOSTA: “Le colpe del padre” è il mio primo romanzo, quello in cui ho unito il mio interesse per l’ufologia e la passione per la scrittura in quanto tale. Avevo bisogno di uno spazio in cui esporre delle idee che non potevo avvalorare, di cui non avevo prove certe. E’ nata quindi l’idea di esprimerle in forma di romanzo nel quale mi sono preso tutte le libertà che mi servivano per allestire la storia ma in cui ho anche mantenuto dei punti cardine che sono fatti, eventi o persone che esistono veramente. Per fare un esempio, ad un certo punto uno dei protagonisti che è alla ricerca della moglie misteriosamente scomparsa incontra un ricercatore che si occupa di rapimenti alieni e degli impianti che vengono estratti dai corpi dei rapiti. Il ricercatore si chiama Derrel Sims ed esiste davvero e fa realmente quel lavoro. Ho avuto l’opportunità di intervistarlo e ho colto l’occasione per chiedergli il permesso di usare il suo nome per il suo personaggio. In generale “ Le colpe del padre” racchiude in un’unica storia l’origine della presenza aliena sulla Terra, l’infuenza che questa potrebbe aver avuto su di noi ed il destino al quale questa interazione potrebbe portarci.
Infine, ti chiedo quali sogni hai ancora nel cassetto e cosa vorresti raccontare ancora?
RISPOSTA: Per quanto possa sembrare banale, il mio sogno nel cassetto è l’essere uno scrittore a tempo pieno. Di storie che voglio raccontare ce ne sono ancora molte, tanto che mi ci è voluto un bel po’ per decidere quale scrivere nel prossimo romanzo. Ho l’abitudine di annotarmi ogni idea che mi sembra buona nel mio “registro delle idee” che ormai è decisamente pieno.
Ciò che mi preme è sempre raccontare una storia che non sia fine a se stessa ma che abbia dei risvolti che inducano il lettore a riflettere, a cercare qualche risposta in più per conto suo.
Grazie infinite per la tua cortesia e complimenti per tutto.
Figurati, non ho fatto altro che ricambiare la tua.
Tiziana Iaccarino.
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